Gli azzurri alle Olimpiadi: dal quarto posto a Roma al quarto posto a Los Angeles

Il dopoguerra riservò amarezze alla Nazionale sia nei campionati mondiali di calcio, sia a livello olimpico. L’oro conquistato a Berlino, i trionfi nelle massime competizioni Fifa nel 1934 e nel 1938 erano ormai un ricordo già sbiadito e le partecipazioni ai Giochi saranno da dimenticare. Nell’edizione di Londra del 1948 l’Italia si presentò come campione in carica con ancora alla guida il ct Vittorio Pozzo. Dopo un inizio coi botti, grazie al 9-0 sugli Stati Uniti nel primo turno, arrivò l’eliminazione ad opera della Danimarca: gli azzurri crollarono verticalmente davanti ai nordici con un umiliante 5-3. Un flop anche la partecipazione nel 1952 ad Helsinki col ct Giuseppe Meazza, il mitico centravanti che era diventato campione del mondo nel 1934 e nel 1938. Dopo l’illusorio 8-0 sui soliti malcapitati Usa, arrivò l’eliminazione con un secco 3-0 ad opera dell’Ungheria di Hidegkuti, Kocsis e Puskas, vincitrice dell’oro. Il livello tecnico dell’Italia scende sempre più: il nostro Paese non partecipò neppure alle qualificazioni per i Giochi di Melbourne ’56. L’assenza coincide con uno dei periodi più infelici della nostra storia pallonara: nel 1958 gli azzurri saranno eliminati dall’Irlanda del Nord nelle qualificazioni ai Mondiali di Svezia.

 

LA FATAL MONETINA DI NAPOLI

Nel 1960 i Cinque Cerchi svettano sui colli di Roma. Il movimento calcistico nostrano comincia a riprendersi dopo i disastri della seconda metà degli anni ’50. Cambia intanto la formula: dall’eliminazione diretta delle scorse edizioni si passa alla suddivisione delle finaliste in quattro gironi. Le prime classificate accedono alle semifinali a eliminazione diretta: si giocò negli stadi di Roma (Olimpico e Flaminio), Napoli (San Paolo, ex Stadio del Sole, inaugurato nel 1959), Firenze (Comunale), Grosseto (Comunale), Livorno (Ardenza), Pescara (Adriatico), L’Aquila (Comunale). La Nazionale è guidata da una coppia di grandi tecnici, Gipo Viani e Nereo Rocco, che guidarono un gruppo di giovani più che promettenti. Tra essi, i futuri vicecampioni del mondo Gianni Rivera e Tarcisio Burgnich e il vincitore degli Europei del 1968 Sandro Salvadore. Senza dimenticare Giorgio Ferrini, Paride Tumburus e Giovanni Trapattoni futuro grande tecnico.

La Nazionale esordì il 26 agosto a Napoli battendo 4-1 Taiwan con doppietta di Rivera, gol di Fanello e Tomeazzi. Tre giorni dopo gli azzurri affrontano il Regno Unito allo stadio Flaminio di Roma: passano in vantaggio con Rossano, ma Brown segna il punto del pareggio. Rossano raddoppia e l’Italia sembra avviata verso la vittoria: invece i britannici raccolgono il 2-2 a un quarto d’ora dalla fine con Hasty. Il 1° settembre si svolse l’incontro decisivo col Brasile che ha un punto in più dei padroni di casa: soltanto la vittoria consente l’accesso alle semifinali. Dopo soli quattro minuti i sudamericani passano in vantaggio con Waldir. Sembra ormai finita, ma nella ripresa cambiò tutto. Nel giro di due minuti pareggiò Rivera e raddoppia Rossano che all’86° sigla il 3-1 finale.

Quattro giorni dopo la nazionale ritornerà a Napoli per affrontare in semifinale la fortissima Jugoslavia. La formazione iniziale degli slavi era composta dai reduci del secondo posto alla prima edizione degli Europei svoltasi in Francia: aveva perso contro l’Urss in finale ai tempi supplementari. Fu una gara molto equilibrata: i tempi regolamentari terminarono sullo 0-0. Rivera e Tomeazzi ebbero due occasioni sotto la porta avversaria nel finale di partita, ma i loro tiri terminarono sul fondo. Si andò quindi ai supplementari: nella seconda frazione al 107° segna in contropiede Galic. Gli azzurri pareggiarono due minuti dopo: scambio ubriacante Rancati-Tumburus con rasoterra di quest’ultimo che si insacca nella porta jugoslava. Nell’ultimo minuto di gioco Rivera lasciò partire un gran tiro in area di rigore avversaria, ma il portiere Vidinic parò in due tempi. All’epoca non erano stati ancora introdotti i calci di rigore: fu dunque la monetina a decidere il passaggio della Jugoslavia nella finale per l’oro. Questa assurda regola aveva penalizzato la Nazionale della premiata ditta Rocco-Viani che aveva ricevuto tanti consensi di pubblico e critica. (Clicca qui per vedere il filmato della partita)

La “finalina” per il bronzo al Flaminio, vide il successo dell’Ungheria per 2-1 sugli azzurri stanchi e demotivati: ma restò il ricordo di un torneo disputato ad alti livelli.

 

AZZURRI SENZA GIOCHI PER CINQUE EDIZIONI

Nel 1964 l’Italia si qualificò alla fase finale a Tokyo eliminando nel doppio turno Turchia e Polonia. Alcuni giocatori, pur se in regola con le norme della Fifa per la partecipazione ai Giochi, furono però accusati di professionismo: tra essi Zoff, Mazzola, Domenghini e Facchetti futuri eroi di Messico ‘70. Dopo un polemico “tira e molla” sulla partecipazione arrivò il divieto del Comitato Olimpico Internazionale alla Figc di presentare giocatori professionisti. Gli azzurri erano stati inseriti nel girone con Giappone, Argentina e Ghana, ma la federazione ritirò la squadra all’ultimo momento.

Anche nel 1968 l’Italia non partecipò ai Giochi. Si ritirò e non giocò il turno di qualificazione della zona Uefa contro la Spagna.

L’avventura dei Giochi di Monaco si concluse subito per la nostra Nazionale, eliminata dalla Germania Est. I tedeschi orientali vinsero facilmente 4-1 in casa e 0-1 a Terni: si stava già spegnendo “l’effetto Messico ’70”, cosa che fu confermata dalla successiva eliminazione ai Mondiali del 1974 in Germania. Fu così che l’Italia pallonara precipitò in un altro periodo di oscurantismo: non fu nemmeno predisposta una squadra per partecipare alle qualificazioni ai Giochi di Montreal del 1976.

Invece la Figc decise di partecipare al torneo di qualificazione per Mosca 1980. Dopo aver eliminato la Grecia nel turno preliminare, gli azzurri (ossia la nostra Under 21) disputarono il girone finale contro la Turchia e la fortissima Jugoslavia con cui giunsero a pari punti. Furono eliminati dagli slavi (in pratica erano la nazionale maggiore) per la differenza reti, a causa della disastrosa sconfitta per 5-2 rimediata a Mostar. (Clicca qui per vedere una sintesi della partita)

 

IL RITORNO DEGLI AZZURRI

Dopo ben 24 anni l’Italia si qualificò per la fase finale del torneo di calcio dei Giochi Olimpici. Finalmente nel 1984 a Los Angeles tornarono le maglie azzurre. Un ritorno però dovuto a due coincidenze: innanzitutto al boicottaggio dei paesi dell’Est che disertarono l’edizione americana, restituendo il “favore” di quattro anni prima a Mosca. In più ci fu la Romania che, pur arrivata terza nel gruppo 3 di qualificazione della zona Uefa davanti all’Italia e decidendo di partecipare ai Giochi, rifiutò l’ammissione d’ufficio nel torneo di calcio. Dunque gli azzurri furono ripescati al posto della Cecoslovacchia campione in carica. Per onor di cronaca la Nazionale olimpica, dopo il trionfo di quella “principale” nel Mondiali in Spagna nel 1982, non aveva vinto una sola gara nelle qualificazioni. Era stata calpestata dalla solita Jugoslavia (2-2 a Padova, 5-1 a Fiume) e battuta in casa 2-1 dalla Romania della futura stella Hagi.

Dopo aver “brigato” per il suo accesso al torneo americani, la Dea Eupalla (per dirla con Gianni Brera) fu benevola anche in sede di sorteggio per l’Italia della premiata ditta Bearzot (il ct campione del mondo del 1982) e Maldini, forti anche del nuovo regolamento che ammetteva i giocatori professionisti che però non dovevano aver giocato in gare di Coppa del mondo incluse le qualificazioni. L’urna aveva scelto infatti come avversari un trio non irresistibile: Stati Uniti, Egitto e Costa Rica. Il 29 luglio a Pasadena gli azzurri schierarono contro l’Egitto una squadra di tutto rispetto, composta da diversi atleti che saranno convocati in futuro nella Nazionale principale: Tancredi, Ferri, Nela, Tricella, Vierchowod, Bagni, Baresi, Battistini, Fanna, Iorio, Serena. Ci vollero 63 minuti per superare i modesti africani con un gol di Serena. Vittoria ancora per 1-0 due giorni dopo contro i padroni di casa degli Usa con rete di Baresi. Gli azzurri, primi nel girone, dovevano affrontare nell’ultima gara il Costa Rica a zero punti. Doveva essere una formalità e invece i centroamericani entrarono nella galleria di illustri carneadi che vantano di aver sconfitto l’Italia: finì incredibilmente 0-1, ma il primo posto era salvo e si andò ai quarti.

Nella prima gara della fase a eliminatoria diretta, il 5 agosto a Palo Alto, gli azzurri incontrarono il Cile. Anche qui, identico copione con tanta sofferenza: si andò ai tempi supplementari. Al 95° Vignola su rigore risolve l’incontro e spalancò le porte della semifinale. Nonostante il gioco poco brillante, l’obiettivo della finale sembrava a portata di mano. Tre giorni dopo, sempre a Palo Alto, l’Italia affrontò gli eterni rivali del Brasile. Passano in vantaggio i carioca al 53° con Gilmar Popoca: pari e patta nove minuti dopo di Fanna. Si va ai supplementari: dopo soli cinque minuti il difensore Ronaldo segna il 2-1 definitivo che lancia i sudamericani nella finalissima. All’Italia la finale di consolazione per la medaglia di bronzo contro lo spauracchio a cinque cerchi chiamato Jugoslavia. La buona sorte concesse un rigore nel primo tempo agli azzurri: segnò Vignola e sembra che, dopo diverse umiliazioni, finalmente gli slavi si potevano sconfiggere. La grande illusione di bronzo si dissolve nella ripresa: prima Baljic, poi Deveric chiudono il conto. L’Italia resta a bocca asciutta, ma Bearzot si dichiarò soddisfatto del quarto posto. In realtà, si stava già chiudendo il breve ciclo iniziato con la vittoria al mundial iberico: due anni dopo in Messico la Nazionale fu sbattuta fuori dalla Francia negli ottavi della Coppa del Mondo.

(Clicca qui per il video della partecipazione dell’Italia a Los Angeles)

Marco Liguori

(Fine sesta puntata)

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Editoriale

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