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La Leggenda Granata vive nel museo di Grugliasco

La cittadina di Duluth, Minnesota, è un inno a Bob Dylan, l’enfant du pays che conquistò il mondo con le sue canzoni. A Liverpool è impossibile ignorare che qui sono nati i Beatles: i fab four sono praticamente dappertutto. Cong, pittoresco paesino nel Gaeltach irlandese, sembra quasi un set cinematografico: qui fu girato A quiet man, “Un uomo tranquillo”, il film irlandese di John Wayne. In tutte queste realtà, gli enti locali si impegnano per ricordare degnamente quei personaggi – o quegli eventi – che fecero la storia della città. Non è solo un doveroso omaggio: sono anche soldoni sonanti per il territorio – non importa se euro, sterline o dollari.

Un ignaro turista che sbarca a Caselle, o scende dal treno alla stazione di Porta Susa, potrebbe raffigurarsi una situazione simile nella capitale subalpina: enti locali che investono in denaro e in credibilità per ricordare il Grande Torino, probabilmente la squadra di calcio più forte di sempre. E invece…invece, i campioni che si schiantarono a Superga non hanno neppure un museo gestito (o almeno sostenuto) dal Comune. Nulla di nulla. Se non fosse per le bandiere granata che colorano, numerose, la città, il turista potrebbe chiedersi se davvero il Torino FC gioca in questa città.

Così, a organizzare un museo dedicato al Grande Torino (e all’intera storia di questa squadra) ci hanno pensato alcuni tifosi, riuniti nell’Associazione Memoria Storica Granata. Che, dieci anni fa, hanno raccolto cimeli, maglie e materiali vari per fondare la prima esposizione permanente sulla “squadra più forte di sempre”. Oggi, il museo è stato spostato a Grugliasco, cittadina alle porte di Torino, e ha cambiato denominazione (da “ Museo del Grande Torino” a “Il Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata”). A gestirlo, un gruppo di volontari guidato da due soci fondatori, entrambi “vecchi cuori granata”: il presidente Domenico “Mecu” Beccaria, piemontese, giornalista, e il direttore Giampaolo Muliari, lombardo, pittore (nonché autore di circa 200 opere a pastello sul Torino, alcune delle quali sono esposte all’interno del Museo).

Ma torniamo indietro di dieci anni. Esattamente al 4 maggio 2002, data in cui nasce l’esposizione. Una data-simbolo, dato che il 4 maggio è l’anniversario della tragedia di Superga. Beccaria, che cosa vi ha convinto a imbarcarvi in questa impresa? “Il Museo del Grande Torino, nasce dopo otto anni di attività associativa”, risponde il presidente, “e dopo tre anni di mostra itinerante”. Itinerante? “Sì. Chiarisco subito. In occasione del 50esimo anniversario della tragedia di Superga, avevamo organizzato un’esposizione speciale. Da tutta Italia ci è giunta richiesta di trasformarla in evento itinerante. E noi l’abbiamo davvero portata in giro per la penisola, con la denominazione di Un Fiore a Superga chiamato Torino”. Tutto chiaro: dopo tre anni, la mostra si è arricchita e si è “fermata” a Superga, come museo. Proprio accanto alle Tombe dei Savoia. Un’eccezionale opportunità per tifosi, appassionati di calcio e turisti (già, perché la storia del Grande Torino è nota in tutto il mondo).

Tuttavia, dal 2008 il museo si trova a Grugliasco. Per quale motivo? “Le ragioni sono sostanzialmente due”, risponde Beccaria. “La prima e più importante, è che a Superga non ci volevano più”. Prego? “Esattamente: siamo stati sfrattati da un’amministrazione miope”. E il secondo motivo? “Semplice: nella Torino post-olimpica, con milioni di metri quadrati disponibili e inutilizzati, non sono riusciti a trovarne un migliaio per noi”. Quindi, nessun sostegno da parte del Comune? “Beh, la risposta è facile da intuire. Se non ci hanno neppure voluto concedere spazi inutilizzati che avrebbero portato loro un guadagno, figurarsi se ci avrebbero concesso aiuti di altro tipo. No, no. Il Museo del Grande Torino (“e della Leggenda Granata”, come è stato chiamato dopo il trasferimento) ha fatto tutto con le sue forze. E con l’aiuto dei tifosi granata, commoventi per lo slancio con cui ci hanno aiutato e ci sono stati vicini”.

Grugliasco è la vostra sistemazione definitiva? “Ovviamente il sogno è di ritornare a Casa, con la C maiuscola, e cioè al Filadelfia” (lo stadio del Grande Torino, vergognosamente abbattuto a fine millennio e non ancora ricostruito, ndr). “Ma ci devono essere i presupposti giusti. In ogni caso, i quattro anni a Grugliasco hanno rappresentato un’esperienza unica ed entusiasmante: il Museo è cresciuto e si è allargato a dismisura, grazie all’affetto e alla fiducia di tanti fratelli e sorelle granata che ci hanno donato i loro cimeli e i loro ricordi. Se nel 2008 mille metri sarebbero stati sufficienti, oggi lo spazio andrebbe quadruplicato, Per avere un museo all’altezza degli standard qualitativi che il mondo propone e la storia leggendaria del Toro merita”.

Che cosa si può vedere a Grugliasco? “Il Museo contiene i ricordi più vibranti di 106 anni di storia, di amore e di orgoglio mai vinto”, dice Beccaria. “Dalla tribuna in legno del Filadelfia, lo spogliatoio e altre parti dell’impianto, recuperate prima della demolizione, alla ruota e all’elica dell’aereo di Superga. Dalle foto e dai documenti dei primi passi del Torino Foot Ball Club (come si diceva all’epoca) fino alla maglia di Rolando Bianchi. Ma soprattutto contiene tutta la fede e l’amore dei tifosi del Toro. E dei volontari, che col loro operato e col loro sacrificio, mantengono aperto il Museo, rendendolo un Tempio per tutti i cuori granata”.

Il museo offre anche esposizioni temporanee – celebre fu quella sul “Campionissimo” Fausto Coppi, che era anche tifoso del Torino. “Il cartellone culturale stagionale contiene sette-otto mostre ogni anno”, spiega Beccaria, “che si occupano di personaggi, o ricorrenze, o ancora luoghi simbolo dell’epopea granata”.

Dove si trova il museo? “Il Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata, si trova all’interno della Villa Claretta Assandri, in via G.B. de La Salle 87, a Grugliasco. E’ aperto il sabato dalle 14 alle 18 e la domenica dalle 10 alle 18, ma per gruppi numerosi, si prenotano visite anche in settimana, scrivendo all’indirizzo e-mail info@amsg.it”. Come si raggiunge il Museo? “Ci si arriva dall’uscita della tangenziale di Corso Allamano, svoltando poi a sinistra su via Leonardo da Vinci e ancora a sinistra al primo semaforo su via La Salle”. E con i mezzi pubblici? “Il museo è servito dall’autobus 17, proveniente da Torino, che fa fermata a 500 metri circa dal Museo, in via General Perotti”.

Nicola Benedetti

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Editoriale

Musei e hall of fame, luoghi della memoria dello sport

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